Terzo rapporto sulle povertà in Toscana

Ricerche e approfondimenti

Terzo rapporto sulle povertà in Toscana

È online, nelle pagine del sito della Regione Toscana dedicate all’Osservatorio sociale regionale, il Terzo rapporto sulle povertà in Toscana, presentato il 5 dicembre scorso a Firenze (Auditorium di Sant’Apollonia, via San Gallo 25/A).

La pubblicazione, curata dall’Osservatorio sociale regionale, è suddivisa in quattro capitoli: il primo analizza la povertà in Toscana e gli effetti delle politiche di contrasto; il secondo traccia un quadro sulle forme di povertà (insicurezza alimentare e povertà giovanile); il terzo approfondisce il tema della pianificazione territoriale e dello sviluppo di reti sul territorio toscano nelle misure di contrasto alle povertà; il quarto, infine, presenta i risultati di una ricerca sui beneficiari delle misure di contrasto alle povertà attraverso il “racconto di vita”.

Il paragrafo del secondo capitolo dedicato alla povertà giovanile contiene un’anticipazione dei dati della ricerca campionaria che la Regione Toscana e il Centro regionale realizzano ogni tre anni nelle scuole del territorio, coinvolgendo più di 12 mila adolescenti e preadolescenti tra gli 11 e i 17 anni delle 26 zone distretto.

L’indagine presenta una serie di indicatori sulle diverse forme di povertà. «L’intenzione – si legge nel rapporto - è quella di riuscire a produrre elementi di riflessione utili per le politiche regionali e locali a favore di bambini e famiglie a partire da una conoscenza basata su dati di evidenza in relazione al benessere oggettivo e al benessere soggettivo dei bambini e dei ragazzi. E quindi far luce su aspetti alquanto importanti che riguardano direttamente il mondo dei giovani i quali attraverso tale strumento hanno la possibilità di aprirsi e di aprire al mondo degli adulti una finestra su quegli aspetti poco conosciuti che riguardano la loro vita come il tempo libero, lo svago, l’utilizzo dei media, il rapporto che hanno con i loro pari e la famiglia, la fiducia riposta nelle istituzioni, la percezione sulla qualità della loro vita e quella generale della società, i livelli di partecipazione e la percezione dei diritti che, almeno sulla carta, sono loro riconosciuti».